Agricoltura e Co2 restyling

Agricoltura e CO2

L’Europa e L’Italia nelle nuove politiche del Carbon Farming

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Carbon
Farming

Carbon Farming, ovvero come sequestrare il Carbonio nella Biomassa Vegetale. Questa tecnica sta acquisendo sempre più importanza tra le possibili soluzioni da adottare per raggiungere gli obiettivi del Green Deal Europeo: riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e azzeramento totale entro il 2050.
L’agricoltura ha un ruolo di primo piano in questo processo.
Con il carbon Farming si creano dei “pozzi naturali” capaci di sequestrare la CO2 sfruttando la naturale capacità del suolo di stoccare anidride carbonica per metterla a disposizione di piante e altre colture.
Il punto è riuscire a stravolgere il modo di fare agricoltura, passando da un modello tradizionale, ad uno più attivo, capace di dare maggior produzione e minori emissioni.
Solo una gestione attiva può garantire questo risultato.
Come farlo?
Esistono diverse tecniche che spaziano dall’utilizzo di colture a copertura del suolo per i mesi invernali a tecniche che permettano di arare il terreno solo in superficie, evitando che si liberi la CO2 incastonata nel terreno.
A questo si aggiungono tecniche di Afforestazione, creazione di Foreste a partire da terreni abbandonati e la gestione delle nuove e delle vecchie foreste. Questo consentirebbe di arrivare ad un saldo nettamente positivo a favore della CO2 catturata.
Il passo successivo è calcolare la quantità di CO2 catturata e stoccata, con metodi che diano certezza del risultato e del dato.
Per far questo il riferimento è la norma ISO 14064-2 che certifica la validità del metodo e del risultato raggiunto.
Per garantire ulteriormente il processo molti player a livello nazionale ed Europeo stanno registrando le transazioni sulla Blockchain, consapevoli che sia attualmente il registro pubblico più trasparente, imparziale ed immodificabile che oggi si riesca a trovare.
Le aziende che investiranno su questa tipologia di progetti potranno utilizzare attestati e certificazioni da spendere nell’area Marketing per posizionarsi ad un livello superiore rispetto ai competitor, rivolgendosi ad un pubblico Consumer e Business sempre più attento ai temi della sostenibilità e della carbon neutrality.

Green new
deal europeo

L’unione europea ha emanato il Green New Deal Europeo che ha come obiettivo quello di ridurre le emissioni NETTE al 2030 del 55% rispetto al dato di riferimento (1990), e di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 (Climate Target Plan).

Ci sono diversi punti di vista e di scale da cui si possono osservare gli attori in gioco e li citiamo tutti.
1. Le Nazioni Unite partecipano alla COP, devono compensare 58 Miliardi di Tonnellate di CO2 Equivalente.
2. L’unione europea che tramite gli ETS punta ad azzerare 4 miliardi di Tonnellate di CO2 Equivalente.
3. L’Italia con i mercati volontari punta ad azzerare 300 milioni di tonnellate di CO2.

Occorre fare una distinzione tra Politica ed Economia.
Il green Deal e le attività organizzate da ONU e UE sono attività politiche che hanno influenza sull’economia reale.

Forever Bambù invece ha come obiettivo il benessere dell’ambiente e delle aziende italiane. Forever Bambù vuole far concretamente la differenza per le aziende italiane nel viaggio verso gli obiettivi del Green Deal Europeo.
Pensare alle aziende porta a tenere in considerazione altri due elementi:

  • La filiera. Nella Direttiva si parla più volte di rendicontazione della Supply Chain. Le grandi aziende dovranno includere nel proprio bilancio i fornitori e questo potrebbe portare ad una sorta di obbligo, anche per chi non è tenuto a farlo, di presentare i dati per lavorare in filiera.
  • La spinta del legislatore nei bandi di sua competenza. In tal senso è utile citare il Decreto Legislativo del 28 maggio 2021 sulla governance del PNRR, nel quale si invitano le stazioni appaltanti a prevedere criteri premiali nell’aggiudicazione dei bandi per i soggetti che presenteranno rendicontazioni incentrate sulle attività aziendali a favore dell’ambiente e delle persone.

A questo si aggiunge che in base al settore produttivo ed alla emissione di CO2 c’è una importante distinzione tra le aziende che inquinano:

  •  I grandi inquinatori, coloro che emettono più di 25.000 tonnellate di CO2, vincolati a compensare con gli ETS, permessi ad inquinare comprati ogni anno all’interno di un’Asta organizzata dall’unione europea o in alternativa in una seconda Asta tra Aziende.
  • Tutti gli altri che hanno almeno 500 dipendenti e sono quotati in borsa, devono presentare il bilancio di sostenibilità.

Una recente legge europea del 2021 che deve ancora essere recepita dal nostro ordinamento, ha modificato gli obblighi per la presentazione del bilancio di sostenibilità.
Ha ridotto a 250 i dipendenti e tolto il vincolo della quotazione in borsa .

Permessi ad inquinare

Dal protocollo di Kyoto, i «permessi ad emettere» sono degli obblighi per i GRANDI INQUINATORI. La Direttiva prevede che gli impianti in Europa con elevati volumi di emissioni non possano funzionare senza un’autorizzazione ad emettere gas serra.
Ogni impianto autorizzato deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee (European Union Allowances, EUA e European Union Aviation Allowances, EUA A – equivalenti entrambi a 1 tonnellata di CO2eq.) che possono essere comprate e vendute sul mercato.

Questi permessi possono poi essere scambiati: le imprese che ne hanno in eccesso rispetto alle loro emissioni possono vendere i permessi alle imprese che invece ne hanno di meno.
L’Europa che ora è in fase 4 dell’implementazione dell’ETS, riduce l’offerta di questi permessi in modo che il prezzo di questi «permessi ad inquinare» aumenti e che decarbonizzare diventi meno costoso del permesso stesso.

Chi gestisce gli
ETS in Italia

Il GSE, parte integrante del Comitato ETS (Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto), organo interministeriale che assolve alla funzione di Autorità nazionale competente per la gestione della Direttiva ETS in Italia.

Il Comitato ETS è presieduto inoltre dal Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) mentre al Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) è riservata la vice Presidenza (D.lgs 30/2013 e s.m.i.).

Il GSE svolge un ruolo di supporto tecnico, anche attraverso il monitoraggio dello sviluppo della regolazione internazionale (inclusa la regolazione internazionale UNFCCC) ed europea di riferimento e nel suo recepimento nazionale, a beneficio dei Ministeri di riferimento – Economia e Finanze (MEF), MiSE, MATTM e Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio (DPE).

L’ETS (Emission Trading Scheme) è un sistema a doppia asta che ha preso il via nel 2018-2019. L’Unione Europea emette un certo numero di EUA (permessi di emissione-crediti di carbonio), con una prima asta alcune aziende si accaparrano questi EUA con una seconda le aziende che sono rimaste senza possono comprare quelli in eccesso da chi li ha presi in prima asta.

L’ EU-ETS ha solo crediti derivanti da impianti che si occupano di cattura, trasporto e stoccaggio di CO2 (CCS) ma non ha crediti del settore forestale.

Tuttavia, il direttore della Direzione generale per il Clima della commissione Europea Artur Runge-Metzger si è dimostrato favorevole all’inclusione dei crediti forestali nel futuro EU-ETS a patto che ci sia un sistema di contabilizzazione, monitoraggio e certificazione affidabile, riconoscendone il potenziale strategico per l’adempimento degli obiettivi sempre più ambiziosi di riduzione delle emissioni sanciti dagli accordi internazionali.

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